La bellezza di congelarsi le mani, pur di assistere al tramonto, e immortalarlo.

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No. A dire il vero, non è affatto bello restare immobili, al freddo, nella neve, in Cima al Monte Grappa, col vento freddo dei primi di febbraio che ti sferza le guance e il naso, mentre le dita delle mani congelano.

Il fatto è che in quel momento, nemmeno te ne accorgi, delle cose che non sono belle.

Tutto, intorno a te, è bello.

Siamo salite nel tardo pomeriggio a visitare il sacrario militare del monte Grappa, il suggestivo ossario inaugurato nel 1935, custode dei caduti della Prima Guerra Mondiale, sia italiani che austroungarici. Avremo trascorso un’ora abbondante a camminare nella neve, cercando il soldato Peter Pan e i “suoi” sassolini, scattando fotografie ai panorami innevati, ingrandendo l’ansa che il Piave genera non riuscendo a penetrare il Montello, ammirando le imponenti catene delle Dolomiti, individuando le Pale di San Martino.

La giornata così tersa, il Sole così caldo, il punto così panoramico: è venuto naturale rimanere ferme, in silenzio, ad aspettare il tramonto.

Io credo che osservare la natura sia un po’ come meditare: è così tanto bella, semplice, spontanea, ricca, che non hai bisogno di pensare, riflettere, concentrare l’attenzione. Lasci il cervello aperto, i cinque sensi liberi, e semplicemente l’armonia ti entra dentro.

E’ così che il Sole cala, tu ti limiti a guardare, a riempirti di tutta quella bellezza, di quei colori, di quel calore, senza sforzo alcuno. E’ semplice. Ti si saziano gli occhi, e il cuore, e l’anima. Nel silenzio la luce diventa sempre più calda, la neve brilla, alcuni profili si fanno più netti, altri si offuscano di rosa.

E’ così che ti congeli le mani, le guance, il naso, senza nemmeno accorgertene. Certo è che ne vale sempre la pena.

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